La “cattura” del Tanaro
Un
evento notevole che mutò la situazione idrografica
del territorio fu il fenomeno della “cattura del Tanaro”,
durante l’ultimo interglaciale 70 – 80 mila anni
fa. In origine il deflusso dei corsi d’acqua era orientato
dalle Alpi Liguri e Marittime verso il Cuneese e l’Astigiano,
scavando valli profonde nel loro percorso. Il più grande
dei fiumi esistenti allora, il Tanaro, correva nella pianura
Cuneese, in direzione nord ovest e andava a gettarsi nel Po
all’altezza dell’attuale Carignano.
Durante il Quaternario Superiore una serie di eventi tettonici
portò ad un profondo mutamento di tutto il territorio.
Il Bacino Terziario Piemontese subì un generale sollevamento
causato da forti spinte tettoniche verticali; sollevamento
che fu più intenso nella zona sud-occidentale, minore
in quella nord-orientale, con l’effetto di un potente
basculamento; nello stesso tempo la pianura alessandrina subì
una profonda depressione a conca, con la conseguente sedimentazione
di spessi strati di depositi alluvionali.
I fiumi che drenavano la parte orientale del Bacino Terziario
e da qui raggiungevano l’alessandrino, in seguito ai
processi di innalzamento delle colline e di abbassamento delle
pianure dove confluivano, iniziarono un’intensa erosione
scavando profonde valli. Uno dei corsi d’acqua che influivano
nella piana alessandrina arretrò la sua testata fino
all’altezza di Bra, con la conseguente invasione del
primitivo bacino del Tanaro.
Mentre un secondo spostò la sua origine fino all’altezza
di San Benedetto Belbo. E forse durante una piena importante
il Tanaro fu “catturato”dal corso d’acqua
in erosione regressiva, deviò nella nuova valle e si
diresse nella pianura di Alessandria, piegando sotto Cherasco
il suo percorso verso est, assumendo l’andamento attuale
di divisione del territorio albese, separando le colline delle
Langhe e del Roero.
Contemporaneamente anche il Belbo e la Bormida di Millesimo
e la Bormida di Spigno deviarono i loro corsi verso il Piemonte
sud orientale.
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