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Territorio > Geologia > Le formazioni sedimentarie dell’albese

Le formazioni sedimentarie dell’albese

Basamento Preterziario
Costituisce il substrato su cui si sono sovrapposte nel corso di milioni di anni le formazioni sedimentarie del Bacino Terziario Piemontese, in seguito al progressivo ritiro del mare oligocenico verso sud sud-ovest. E’ composto di rocce metamorfiche, eruttive e sedimentarie, che appartengono a varie unità strutturali coinvolte nella fase ligure dell’orogenesi alpina.

Formazione di Molare
Periodo: Oligocene inferiore-medio
Insieme di sedimenti grossolani, arenarie e conglomerati, i cui ciottoli e granuli sono frammenti di detriti che provengono dai rilievi alpini emersi, strappati ed elaborati da agenti di erosione e di trasporto subaerei. Al di sopra si estendono strati di detrito più fine, composti da arenarie spesso fossilifere di ambiente marino costiero.
La formazione di Molare affiora lungo il bordo meridionale delle Langhe e raggiunge le sponde del Mar Ligure. Nella zona dell’albese la Formazione di Molare è costituita da arenarie più o meno conglomeratiche di ambiente marino costiero. Famosi i depositi fossiliferi nei pressi di Dego, e nell’Alta Langa.

Formazione di Rocchetta
Periodo: Oligocene Superiore
Sovrapposta in maniera regolare alla Formazione di Molare, costituisce uno strato relativamente uniforme di sedimenti argillosi, che si estende a tutta l’area sud delle Langhe.
Affiora principalmente nelle colline tra Rocchetta e Mombaldone, nei pressi di Spigno Monferrato. Costituita da depositi fini, marne e argille siltose grigie o azzurre, intercalate da sporadici strati di arenaria, è povera di fossili.

Miocene inferiore e medio
I sedimenti del Miocene costituiscono il corpo centrale delle Langhe e sono poveri di fossili.
La successione litologica dell’intervallo Aquitaniano-Serravalliano non risulta uniforme in tutto il territorio albese, ma è costituita da formazioni sedimentarie diverse da luogo a luogo. Ne è un esempio il periodo noto come Langhiano, durante cui si sono contemporaneamente deposte la Formazione di Cessole, la Formazione di Cassinasco, la Formazione di Murazzano.
Dal punto di vista paleoambietale hanno in comune il fatto di essersi formate a profondità elevate sul fondo del bacino di mare, che con la fine dell’Oligocene aveva raggiunto il suo aspetto definitivo.

Le formazioni di questo periodo si possono suddividere in due gruppi, differenti per composizione petrografia e per maniera di deposizione.
Nel primo prevalgono gli strati di arenaria, Formazione di Monesiglio e Formazione di Cassinasco, o alternati a marne ed argille, Formazione di Cortemilia, Formazione di Murazzano, Formazione di Lequio; sono il risultato di depositi di correnti torbide sulla piana di fondo del bacino marino delle Langhe, dai locali conosciuti con il nome popolare di “tov”.
Nel secondo gruppo, Paroldo e Cessole, prevalgono i sedimenti più fini, marne ed argille, che si sono depositate in zone del bacino tranquille, non coinvolte dal trasporto in massa a causa di frane sottomarine.

Anche in questo caso la presenza di fossili è poco rilevante. Questi strati di sabbie, compattate dal peso dei sedimenti successivi e cementati dai carbonati delle acque marine, avrebbero dato vita alle lastre di arenaria, le ben note “pietre di Langa”, che nei secoli hanno popolato di case, castelli, chiese, torri e campanili le colline di Langa e Roero, e hanno sostenuto con muretti a secco i fianchi delle colline lungo le valli Belbo e Bormida, realizzando un paesaggio unico di terrazze dove l’uomo caparbiamente ha coltivato, e continua tuttora a coltivare, la vite.

Marne di Sant’Agata
Periodo Tortoniano-Massiniano inferiore
Livello litologico relativamente uniforme e diffuso in tutto il sud del Piemonte, dalle Langhe al Monferrato, di sedimentazione marina in condizioni normali di mare aperto.
La parte inferiore è composta da depositi marnosi siltosi di colore grigio azzurro, intercalate da arenarie, note con il nome di Marne di Gallo d’Alba.
Il resto è costituito da marne argillose grigie di aspetto omogeneo.
Le Marne Tortoniane sono diffuse alla destra Tanaro, dove si possono osservare nelle famose rocche di Farigliano, Novello, Barbaresco.
Discreta è la ricchezza di fossili.

Formazione gessoso-solfifera
Periodo Messiniano inferiore e medio
Piano geologico tra i più discussi, in quanto prevede una o più fasi successive di completa evaporazione del Mare Mediterraneo, a seguito dell’isolamento dall’Oceano, verificatosi dopo l’ennesimo movimento di zolle crostali africane, il Messiniano presenta nel territorio del Piemonte meridionale rocce sedimentarie della formazione gessoso solfifera, deposte in ambienti continentali, che in maniera brusca si sovrappongono alle Marne di Sant’Agata, accumulatesi in situazione di mare profondo. La causa è da imputare a sconvolgimenti tettonici improvvisi, che hanno determinato la relativa emersione di tutte la zone del Monferrato e delle Langhe, col il conseguente sviluppo di una serie di lagune lungo la costa meridionale del Mare Padano. L’acqua di mare, straripando entro questi bacini marginali, evaporava, trasformandosi in una soluzione ricchissima di sali minerali, che priva di acqua dolce dell’entroterra, cristallizzava sul fondo delle lagune, creando rocce evaporitiche, il cui minerale principale è il gesso.

Successivamente a questo ambiente di lagune salate, è venuta sostituendosi una condizione tipicamente continentale, che ha dato vita ai depositi alluvionali dei “Conglomerati di Cassano Spinola” nell’Alessandrino e ai sedimenti lacustri fangosi dell’Albese.
Tale successione di fatti sedimentari ha dato origine alla Formazione gessoso solfifera, che nel nostro territorio troviamo ben visibile in una zona che va da La Morra e Verduno nelle Langhe, per svilupparsi principalmente nel Roero, con evidenti affioramenti a Santa Vittoria, Monticello d’Alba, Guarene, Castagnito e Magliano Alfieri, per poi tornare nell’albese, nuovamente a destra Tanaro, a Costigliole d’Asti.

Si tratta di una formazione presente in gran parte dell’Italia, e deriva il suo nome dalla presenza di giacimenti di gessi e di zolfo in Sicilia. Nella nostra zona raggiunge una spessore di 100 metri e la si può dividere in tre strati che si sovrappongono. Lo strato più profondo è composto da sedimenti marnosi con masse di gesso selenitico. Contiene fossili continentali vegetali, pesci marini e qualche insetto. Lo strato intermedio è sicuramente quello più conosciuto, perché presente nelle cave che in passato erano attive nell’albese per la preparazione di gesso e scagliola. Intervallo composto da marne grigio-brune in sottili strati intercalate da numerosi banchi di gesso. Gli strati marnosi sono ricchissimi di fossili con vegetali, pesci d’acqua dolce o salmastra, rettili ed anfibi. L’ultimo strato quello superficiale, presenta sedimenti argillosi di ambiente lacustre, intercalati da strati di sabbie di origine alluvionale. Ricchi di fossili di molluschi di acqua dolce o salata, e vegetali.

Argille di Lugagnano
Periodo: Pliocene inferiore
Durante il Pliocene, i continui movimenti tra Africa ed Europa, provocarono la definitiva apertura dello stretto di Gibilterra, riportando le acque dell’Atlantico nella conca del Mediterraneo, ripristinando condizioni di vita marina sulla fascia più depressa del Piemonte meridionale. Sedimenti di quest’età sono visibili lungo il “Bacino Pliocenico Astigiano” ai margini delle colline di Langa e Monferrato.
I primi sedimenti pliocenici sono composti da argille siltose grigio-azzurre, conosciute con il termine di Argille di Lugagnano.La sommità della formazione indica condizioni di ambiente marino meno profondo, mostrando l’iniziale lento sollevamento del fondale marino fino all’emersione dell’albese, durante il pliocene superiore.
La formazione è costituita da sedimenti fangoso-argillosi, omogenei, intercalate a tratti da sottili strati di sabbia, provenienti dalle coste e trasportate in mare aperto in occasione di forti mareggiate.
Il contenuto in fossili è simile a quello delle Marne di Sant’Agata: vegetali, molluschi, conchiglie.

Sabbie di Asti
Periodo Pliocene inferiore e medio
Nell’Astigiano, la formazione è costituita da sabbie di colore giallastro, omogenee, depositatesi in un fondale marino poco profondo. Alla cima della formazione è evidente un intervallo di detriti grossolani, noto con il nome di Fossaniano, di deposizione litorale.
Nel Roero il deposito delle Sabbie di Asti è controllato dalle correnti di marea ed è costituito da sabbie grigie e giallastre, talvolta conglomeratiche. Nello strato inferiore le sabbie sono alternate a strati di argille siltose e sabbiose grigio- azzurrastre. Tale condizione è indice di una transizione, avvenuta gradualmente da un ambiente relativamente tranquillo di deposizione dei sedimenti fangosi, in un ambiente di superficie più turbolento di accumulo delle sabbie.
Abbondanti i fossili, con prevalenza di molluschi.

Complesso Villafranchiano
Periodo Pliocene superiore-Quaternario
Varia successione di sedimenti ghiaiosi, sabbiosi ed argillosi, di differenti ambienti continentali, indica la fine del ciclo marino terziario piemontese, con il definitivo ritiro del mare, causato da nuove spinte compressive verso nord, che provocarono il lento sollevamento dell’intero territorio. Sopra le Argille di Lugagnano e le Sabbie di Asti, si trovano depositi di condizione lagunare costiero e alluvionale, con al di sopra sedimenti di detriti più giovani, nell’alternarsi di momenti di erosione e di accumulo tipici dell’avvento di ambienti continentali. Il complesso è ben visibile alla sommità delle colline del Roero, dove appare con strati lenticolari di sabbie e ghiaie di colore bruno-giallastro con fasce rossastre. Parecchi sono i fossili di origine continentale, resti di vegetali e vertebrati. In particolare i vegetali dei livelli inferiori del Villafranchiano testimoniano di una ricca vegetazione di clima temperato caldo, che rapidamente muta man mano che si sale di livello in specie di ambiente più fresco e poi temperato freddo, che indica il raffreddamento del clima iniziatosi durante il Pliocene superiore sino a giungere alle glaciazioni del Quaternario. E’ interessante scoprire tra i fossili di vertebrati una ricca fauna di mammiferi, soprattutto proboscidati, quali tapiri, rinoceronti, iene, ghepardi, suini.